Verso Sud

In programmazione: 02/06/1994

Descrizione

Opera d’esordio di Pozzessere, già collaboratore di Avati e Maselli, dopo un documentario che aveva destato molto interesse. Siamo a Roma e Paola è appena uscita di prigione per una piccola cosa. Non ha nessuno e il suo solo pensiero è per Chicco, il suo bimbo, quattordici mesi, che è in un istituto minorile. Conosce Eugenio, un piccolo ladro, e insieme cercano di fuggire con il bambino, dopo aver tentato di vivere tranquilli in una casa disabitata e aver cercato lavoro. Finale tragico. Abbastanza buona l’interpretazione, ma nella regia ci sono molte ingenuità e nella sceneggiatura alcuni vuoti.


Il segreto del bosco vecchio

In programmazione: 26/05/1994

Descrizione

Presentato alla mostra di Venezia questo film di Olmi non ha ottenuto il riscontro di critica che ci si aspettava.
Forse ci sono stonature qua e là, come ad esempio le voci degli animali e del vento doppiate con enfasi troppo teatrale e recitata.
Alcune cadute di ritmo. Ciononostante si tratta di un’opera suggestiva.
Pare che Olmi abbia filmato le stagioni in tempo reale e che quindi le riprese siano state lunghe e laboriose.
Il colonnello Procolo è diventato responsabile di una foresta vecchia di secoli.
Tutore del nipotino, che non potrà ereditare fino alla maggior età, il vecchio vuole vendere legname abbattendo gli alberi.
Uno di essi, travestito da guardia forestale, cerca di impedirglielo. Procolo, vedendo poi il bambino come una minaccia al suo potere, cerca in più riprese di
metterlo in pericolo.
Quando poi, schiavizzato il vento, sarà a un passo dal riuscirci, andrà alla sua ricerca morendo lui stesso in una tormenta.


L’accompagnatrice

In programmazione: 19/05/1994

Descrizione

Parigi, inverno 1942-43. Sophie Vasseur, pianista ventenne, viene assunta come accompagnatrice della cantante lirica Iréne Brice. Da questo momento la sua vita viene spesa al servizio della donna che, con il suo egoismo, le impedisce qualsiasi attività autonoma. Claude Miller costruisce una storia di due donne ispirandosi al romanzo di Nina Berberova. Sposta la collocazione storica dalla Francia postrivoluzionaria a quella occupata dai tedeschi, ma riesce a mantenere intatta l’ambiguità del rapporto lasciando allo spettatore la valutazione delle responsabilità in ordine alla distruzione di una vita. Rapacità dell’una o incapacità a vivere in prima persona da parte dell’altra?


Jona che visse nella balena

In programmazione: 12/05/1994

Descrizione

Viene narrata una storia familiare sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Uno scienziato ebreo ricorda la sua infanzia coi genitori in un campo di concentramento. La psicologia del bambino protagonista e degli altri personaggi emerge in maniera molto credibile dalla sceneggiatura e dalle interpretazioni. Molto bella la sequenza in cui il bambino vede morire il padre in infermeria. Corre a cercare la madre con le scarpe del genitore, ma sbaglia più volte la strada. Poi gioca con le scarpe e si dimentica di avvertirla. Il padre è interpretato da Jean-Hughes Anglade, già apprezzato in
Betty Blue e Nikita.


La storia di Qiu Ju

In programmazione: 05/05/1994

Descrizione

Un altro piccolo capolavoro dal regista di Lanterne Rosse e Ju Dou. Il film ha ottenuto il Leone d’oro a Venezia e Gong Li ha ottenuto il premio per la migliore interpretazione femminile. L’attrice in questa occasione ha rinunciato al consueto stile per adattarsi al personaggio della contadina ingrassata e incinta. Il marito di Qiu Ju è stato aggredito da Wang Shantang, il capo del villaggio. Qiu chiede che Wang si scusi e spieghi le ragioni del comportamento. Al
rifiuto di quest’ultimo la donna comincia a rivolgersi alle autorità passando da un semplice poliziotto fino alla corte superiore, facendo frequenti viaggi a Pechino. Alla fine tutto si comporrà. Girato in 16 mm e con il metodo della candid camera, per le riprese in città ha avuto un budget nettamente minore rispetto alle opere precedenti e risulta meno elegante. Ma è sempre un film importante.


Orlando

In programmazione: 28/04/1994

Descrizione

Vediamo Orlando nel 1600, giovane bellissimo e glabro che suscita l’interesse della regina d’Inghilterra, che gli lascia in eredità un titolo. Poco dopo Orlando si innamora di una bella, giovane e nobile russa, ma non è ricambiato. Diventa ambasciatore in Oriente. Passano i decenni e i secoli, e una mattina, dopo grande sofferenza e spossatezza, si sveglia donna. Si innamora di un bellissimo giovane romantico che le fa scoprire il sesso (quello maschile). Continua a passare il tempo ed eccoci ai giorni nostri. Orlando è stata privata dei suoi beni e delle sue eredità regali (perché non è identificabile come essere umano, non è uomo, non è donna, non è sposato o sposata). Ha un bambino e deve affrontare la vita da sola. Nell’ultima scena Orlando, che riposa sotto le fronde di un albero, chiama il figlio e gli dice di guardare il cielo. E dall’alto scende una sorta di angelo, naturalmente senza sesso, che canta la morale finale del film: non c’è differenza fra le cose, fra la vita e la morte, fra il tempo e il non tempo, fra i sessi. Un film importante, che prende spunto da un romanzo di Virginia Woolf. Le problematiche della scrittrice non sottointendono verità e messaggi universali, sono manifestazioni dolorose di impotenza, di ambiguità generali dal sesso al pensiero, e di sensazioni di inutilità di tutto, perchè nulla ha un’origine autentica e un autentico destino. Sostanzialmente non è cosa che riguardi molti. Ma Sally Potter costruisce intorno al dolore creativo e letterario un film ricco e colto, con una ricercatezza addirittura morbosa in alcune situazioni e con soluzioni impreviste e improvvise, che spesso danno la sensazione di qualcosa di nuovo nel cinema, dove tutto sembra esser già stato esplorato. La scena della festa sul ghiaccio, delle grandi stanze del castello abbandonate, del rapporto di Orlando coi fiori, i boschi e i fiumi, sono pressoché “inedite”. Il testo della Woolf è “ottimizzato” e il cinema porta il suo contributo nelle “sue” zone. La letteratura per l’introspezione e la fatica attiva della comunicazione, il cinema per l’occhio, lo stupore e il trasalimento.


Un’anima divisa in due

In programmazione: 21/04/1994

Descrizione

Addetto alla sorveglianza, Pietro Di Leo deve allontanare dal grande magazzino in cui lavora una giovane rom. Qualche giorno dopo, quando tornerà a rubare un profumo, Pabe, questo il suo nome, sarà inseguita per le strade da Pietro e poi lasciata scappare.
Di incontro in scontro, tra i due si viene ad instaurare un rapporto sempre più intenso che sfocerà in un’inaspettata fuga verso il mare dove tenteranno di condurre una vita insieme.
Come le anime dei due protagonisti, anche questo secondo lungometraggio di Silvio Soldini appare evidentemente diviso in due, con una parte milanese, dove eccelle la fotografia di Luca Bigazzi, e una anconetana, in cui l’unione sembra superare tutti gli ostacoli, in mezzo il viaggio, quasi una figura fissa del cinema italiano degli anni Novanta.
Vario negli scenari messi in gioco, aspro quanto reale, è il lavoro della maturità di un regista
affascinato dall’idea di costruire un melodramma su un amore impossibile che è anche uno studio sull’integrazione tra culture e etnie diverse.
Sofferente di disturbi psicosomatici, che gli portano perdita di sangue dal naso e visioni, Pietro è vittima delle insoddisfazioni così come erano tutti i personaggi del precedente L’aria serena dell’Ovest, un uomo che sembra essere tutt’uno con una Milano grigia e senza speranza; in Pabe trova, invece, la possibilità di un altrove, la spinta per andarsene realmente verso quel mare che, nei giochi con il figlioletto avuto dalla ex moglie, immagina soltanto dietro il grigiore di un palazzo. Anche la sceneggiatura di questo secondo lungometraggio, ancora opera di Silvio Soldini e Roberto Tiraboschi, lavora sulla ricerca di un’altra vita, sull’aspirazione ad un futuro diverso da quello che abbiamo costruito a discapito dei nostri desideri; in questo senso, la scelta di raccontare l’incontro di un uomo disilluso con una giovane rom, quasi un correlativo oggettivo della libertà, appare chiara di un’intera prospettiva filosofica: tra regolarità e irregolarità, Pietro e Pabe subiscono una metamorfosi alternata che porta l’uno ad assomigliare all’altra, senza mai avere la possibilità reale di essere la medesima cosa.
Eccellente la prova di Fabrizio Bentivoglio, giustamente premiato con la Coppa Volpi al Festival di Venezia e ancora lontano da qualsiasi eccesso recitativo. Rom di origine ungherese, Maria Bakò gli tiene testa con ferma autenticità.
In piccoli ruoli recitano Antonio Albanese, il portiere dell’albergo, Moni Ovadia, Giuseppe Cederna e Giuseppe Battiston.


Molto rumore per nulla

In programmazione: 14/04/1995

Descrizione

La sceneggiatura è offerta da William Shakespeare, i luoghi da una stupenda villa sulle colline toscane in cui si dice che Leonardo dipinse la Gioconda.
Gli attori provengono dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. Ognuno deve parlare secondo il proprio accento e, soprattutto, ci si deve divertire su un set che è un luogo di vacanza su cui intessere la trama di una festa dell’amore e della vitalità.
Branagh riesce a concertare abilmente il tutto inserendo anacronismi voluti in una messa in scena
rispettosa della fonte.


Libera

In programmazione: 07/04/1994

Descrizione

Esordio promettente per l’assistente di Almodovar in Légami. Corsicato approda al cinema con una commedia sulla sua Napoli.
In chiave di melodramma rovesciato mostra disagi, situazioni (in maniera paradossale) e controindicazioni della città.
Il film è diviso in tre episodi, intitolati coi nomi delle protagoniste: Aurora, Carmela e Libera. Il più completo e riuscito è il primo.
Assistiamo al dramma di Aurora che viene lasciata dal marito, spesso in bancarotta, fuggito con l’amante.
Incontra dopo molto tempo l’uomo che aveva amato da giovane. Rimarrà sola, comunque. Carmela invece è un’infermiera con un figlio omosessuale.
Il ragazzo scoprirà che la madre in realtà è stata suo padre. Infine Libera ha una rivendita di giornali e un marito pigrissimo.
Quando scopre di essere tradita compra di nascosto una videocamera. Poi gira filmetti porno del marito con l’amante e li rivende. In breve, diventa ricchissima. Brava l’attrice protagonista, Iaia Forte.


America oggi

In programmazione: 31/03/1994

Descrizione

L’America di Altman è bugiarda, indifferente, alcolizzata, maniaca, infantile, drogata, violenta, volgare e assassina.
Mariti e mogli si tradiscono e nessun ceto è migliore di un altro. Storia quotidiana di vari nuclei familiari: una donna esercita l’amore per telefono cambiando i pannolini al bambino, un poliziotto con famiglia pensa solo alle amanti, un medico se la deve vedere con la moglie pessima pittrice, un’anziana cantante continua a lavorare al night e odia – ricambiata – la figlia suonatrice di violoncello, un divorziato distrugge la casa della sua ex, un alcolizzato prende i pasti gratis nel locale dove la moglie è cameriera, un bambino confonde i nomi dei molti amanti di sua madre, alcuni amici vedono una giovane annegata e continuano tranquillamente a pescare in quell’acqua.
Ci sarebbe una coppia normale, ma viene subito punita, il loro bambino finisce sotto una macchina, va in coma e resta in rianimazione fra speranza e disperazione – anche del pubblico – per quasi tutto il film. Il bimbo riapre gli occhi, c’è un momento di speranza, ma li richiude subito e
muore.
L’unico personaggio che dimostra sensibilità, la violoncellista, si suicida. Quando appare il vecchio Jack Lemmon ci si augura: non potrà che essere migliore dei giovani.
Invece è peggiore. Piagnucola davanti al figlio – il padre del bimbo morente – e rivanga vecchissimi dolori inutili e sepolti.
Non gli importa niente del resto. Il film ha ottenuto il Leone d’Oro a Venezia 1993, insieme a Film Blu di Kieslowski, inoltre la giuria ha istituito ex novo un Leone da attribuire all’intero cast. Tutto meritato. Naturalmente il film lascia in bocca il sapore detto alla prima riga. Noi continuiamo a pensare che il cinema non sia solo tecnica e capacità di rappresentazione.
Continuiamo a pensare che un grande autore si debba porre di fronte al problema con una volontà non soltanto suicida.
Sarebbe utile una proposta. Altrimenti, anche la più grande denuncia è mutilata. Lo hanno insegnato i massimi artisti di ogni epoca.


Un cuore in inverno

In programmazione: 24/03/1994

Descrizione

Per molti una sorpresa. Non per chi ama e segue il cinema francese, escluso dalla grande programmazione ma capace di suscitare rare emozioni, solo che lo voglia.
Claude Sautet ricama cinema da una ventina d’anni e sulla soglia dei 70 trova la tardiva affermazione.
Per meglio comprendere l’ingiustizia patita sarà opportuno non lasciarsi sfuggire il suo film precedente, Qualche giorno con me.
Sarà più facile comprendere il successo di Un Cuore in inverno, che narra le vicende di Maxime e Stéphane.
Legati da vincoli professionali, sono liutai apprezzati dalla raffinata clientela, hanno caratteri diversi. Maxime è l’amministratore, Stéphane un artista dalle mani d’oro sanno costruire strumenti musicali e automi dai complicati meccanismi.
Maxime ha una storia importante con Camille, una giovane e affascinante violinista. Stéphane, con il suo carattere schivo, sembra ignorare una vicenda che non gli appartiene.
Ma è proprio la sua sobrietà che attira l’attenzione di Camille. La donna non nasconde la sua attrazione. Stéphane sembra ricambiare. Infine ed inspiegabilmente si ritrae. Lascia che tutto finisca, compresa l’amicizia con Maxime.
Tutto qui. Eppure il triangolo Maxime, Camille e Stéphane è una delle geometrie più fragili e resistenti del cinema d’ogni tempo. Se Maxime è una figura necessaria al racconto, Camille è inesorabilmente donna. Appassionata, capace di compiere salite e discese che denotano il prodigarsi della sua anima.
Infine Stéphane, che lo straordinario Daniel Auteuil ci rende caro per la sua reticenza. Così chiaro il suo disegno, che ognuno di noi ha vissuto o desiderato di attuare. La reticenza di fronte alla possibilità di amare non è un atto di vigliaccheria, ma la sublimazione di un sentimento ibernato, affinché si conservi per sempre.
Questo progetto di non amore è narrato da Sautet con un ingrediente rivoluzionario e temerario: il sussurro dei sentimenti. E tutto nei terribili anni Novanta. Leone d’argento alla 49ª Mostra di Venezia.


Film blu – Libertà

In programmazione: 17/03/1994

Descrizione

Prima pellicola della celebre trilogia dedicata dal regista polacco Krzysztof Kieslowski ai tre colori della bandiera francese e, di conseguenza, al motto della rivoluzione francese, “Liberté, Égalité, Fraternité”.
Il film, che gli valse il Leone d’Oro, ci costringe a un confronto impietoso col paradosso della necessità della protagonista di una sorta di “libertà emotiva” che la spinge a un’elaborazione del lutto singolare: Julie, transita attraverso un dolore asciutto ed estremo, quasi schizofrenico, convincendosi che per ricominciare sia necessario annullare le memorie passate e che l’unico mezzo per redimersi dal dolore sia abdicare all’oggetto della sofferenza.
Dapprima frastornata dalle immagini del corteo funebre del marito e della sua bambina che scorrono sulla tv dell’ospedale e dopo un tentativo di suicidio approssimativo divorando un flacone di pillole qualunque, ogni suo atto è votato a eliminare il suo trascorso di madre e moglie (anziché preservare gelosamente le vestigia della sua pargola defunta, divora nevroticamente la caramella della sua bambina ritrovata in borsa, non già per assaporarne il ricordo ma quasi come a cancellarne il ricordo terrestre).
Così come la risata dissacrante all’ascolto della testimonianza del ragazzo che aveva involontariamente assistito all’agonia del marito (“Stava raccontando una barzelletta”): tutto in lei sembra volto alla contaminazione e alla vaporizzazione della sua esistenza pre-incidente (si spingerà fino a distruggere l’opera ultima di suo marito, compositore di fama).
Lo stato vegetativo emotivo, volontario asilo politico dalla passione, al riparo dalla vita e dallo stesso dolore precipita rovinosamente quando la nostra eroina viene posta di fronte lo specchio irreversibile delle scelte: l’amore di Olivier, amico e collaboratore del marito, la scoperta
dell’embrione nel ventre dell’amante di suo marito.
Il ritorno alla vita (già suggerito dalle continue immersioni in piscina di Julie, in cui la donna, pare tornare nel rassicurante oblio del liquido amniotico, liberandosi da qualsiasi pressione esercitata dalla forza di gravità terrestre e scivolando nell’apnea emotiva di un non-luogo interiore) viene celebrato nel delicato slancio emotivo della memorabile pagina cinematografica in cui Julie scoprendo l’esistenza di un nido di topolini nello sgabuzzino e, intenerita come fosse in una nursery, li risparmia, compiendo la sua prima scelta dall’inizio della pellicola: la vita.


I protagonisti

In programmazione: 10/03/1994

Descrizione

Griffin Mill è un produttore.
È ai vertici di una compagnia cinematografica e la sua volontà è legge. Ha la Range Rover col fax, casa strepitosa, abiti Armani e decide quali copioni diventeranno film. Gli sceneggiatori gli raccontano cinquantamila soggetti all’anno e lui realizza dodici film.
Un giorno riceve una lettera anonima, viene minacciato di morte. E continua a riceverne. Risale, attraverso il computer, al nome di uno sceneggiatore che mesi prima aveva avuto delle promesse non mantenute.
Lo cerca e lo trova a Pasadena che sta guardando Ladri di biciclette. I due si parlano ma l’altro, scontrosissimo, non sta al gioco. C’è una lite e lo sceneggiatore finisce ucciso, involontariamente. Griffin conosce la compagna del morto e ne diventa l’amante.
Viene anche inquisito ma la testimonianza chiave si rivela infondata, anzi, quasi comica.
Nel frattempo assistiamo a varie istantanee del mondo hollywoodiano. Uno è potentissimo e un’ora dopo non lo è più.
Accade allo stesso Griffin. Un regista sembra assolutamente onesto e per fare il suo film accetta di
essere sepolto dai compromessi. Ma qui tutto finisce bene.
La moglie del produttore (che è sempre l’ex compagna dell’assassinato) saluta il maritino che arriva dal lavoro, lei è rosea e incinta.
La coppia è felicissima. Tim Robbins e Altman sono stati entrambi premiati a Cannes. Il grande regista americano, dopo una serie di film che piacevano soprattutto a lui, “scende” nello spettacolare per manifestare ancora una volta la sua attitudine al suicidio e alla distruzione.
E non è difficile distruggere l’ambiente del cinema, altri lo hanno fatto, e con molta suggestione, prima di lui; ricordiamo il celebrerrimo Viale del tramonto come archetipo. Il trionfo dei cattivi felici e sorridenti è comunque un passo avanti nel cinismo.
Il fatto di divertire e fare sorridere mentre tutti i valori vengono capovolti non rende il film “meno cattivo”.
Ma si tratta comunque di un grande film. E c’è persino un esercizio di virtuosismo nel primo piano sequenza, di ben otto minuti, per chi ama il cinema da quell’ottica. Il budget non consentiva l’operazione di grandi star, ma il prestigio di Altman è altissimo e le grandi star sono apparse gratis. Fanno se stessi attori come Burt Reynolds, Julia Roberts, Bruce Willis, Malcolm McDowell, Cher, Susan Sarandon, Rod Steiger, Peter Falk, Jeff Goldblum, Nick Nolte, James Coburn e Jack Lemmon.


Misterioso omicidio a Manhattan

In programmazione: 24/0/1994

Descrizione

Che cosa succede quando una moglie annoiata pensa che il buon vecchio vicino di casa abbia commesso un uxoricidio?
Woody Allen risponde alla domanda nella sua 23esima fatica, scherzando per l’ennesima volta con la morte (dopotutto ha una reputazione da mantenere).
Larry (Woody Allen) e Carol (Diane Keaton) sono una coppia di coniugi newyorkesi.
Carol è uno spirito libero, sempre disposta a nuove esperienze, contrariamente al marito. Quando comincia a farsi strada il sospetto di omicidio della loro vicina di casa Carol è desiderosa di andare a fondo della vicenda, ma Larry riluttante.
Imperterrita,Carol trova l’aiuto per le “indagini” in Ted (Alan Alda) e Marcia (Anjelica Houston)
due amici di famiglia. Lontano da un certo tipo di comicità a lui nota, il regista (forse abbassando le ambizioni) si serve di un cast eccellente per confezionare un giallo classico sconfinante nella commedia, sfruttando un umorismo situazionale e giocando con la nostra “idea” di omicidio.
Rotto il sodalizio con Mia Farrow, la pellicola segna il ritorno di Diane Keaton da protagonista in un film di Allen dopo quattordici anni di assenza e dello sceneggiatore Marshall Brickman a seguito dei successi di Manhattan e Io e Annie.
I dialoghi funzionano come sempre ma i momenti memorabili si fanno desiderare. Le battute fulminanti sono rafforzate dai movimenti compulsivi della camera a mano adoperata in maniera quasi intrusiva e maniacale.
Fioriscono qua e là numerose citazioni cinematografiche, con rimandi ai film della serie L’uomo ombra, La Fiamma del peccato, Casablanca e La signora di Shangai.
L’omaggio ad Hitchcock è fuori discussione: la scritta Vertigo sull’autobus è un evidente riferimento a La donna che visse due volte per non parlare del ritrovamento della fede della donna uccisa che richiama alla memoria l’algida Grace Kelly ne La finestra sul cortile. Un film che tuttavia non entra nell’Olimpo di quelli considerati come i suoi capolavori.
All’inizio degli anni ’90 la cinematografia di Allen ha cominciato a soffrire. Ma ormai il prolifico maestro statunitense può permettersi tutto, nonostante il dubbio (legittimo o meno) di una sua autoreferenzialità entrata in crisi creativa che dalla propria decostruzione trova infinite risorse narrative.


Addio mia concubina

In programmazione: 17/02/1994

Descrizione

Il titolo è preso da un’opera cinese dei primi delNovecento, scritta da Mei Lanfang.
Il regista cinese Chen Kaige vive a New York, trapiantato da vero intellettuale.
E il film, un affresco politico nascosto sotto la patina del melodramma, media la cultura cinese con lo stile registico occidentale.
Non è certo una pecca, specialmente se il risultato, come in questo caso, è lusinghiero.
Due bambini diventano amici mentre apprendono la durissima arte dell’attore.
Infatti in Cina per calcare il palcoscenico si deve sottostare a regole durissime. Una volta scelti come attori per una famosa opera con protagonisti un re e la sua concubina le loro vite cambiano. L’attore che interpreta il personaggio femminile si immedesima a tal punto da diventare geloso e pericoloso quando l’amico si innamora di una prostituta.
Tra intrecci politici e sentimentali si giunge alla tragedia. Bravi tutti gli interpreti principali, soprattutto Leslie Cheung e Gong Li, e una lode al direttore della fotografia, Gu Changwei.


Lezioni di piano

In programmazione: 10/02/1994

Descrizione

Palma d’Oro, ex aequo, al Festival di Cannes.
L’originale regista di Sweetie e Un angelo alla mia tavola debutta nel grande cinema ufficiale. Ciò comporta co-produzioni, grandi nomi, capitali cospicui e una storia di buona presa per il pubblico. Ma la Campion mantiene intatta la sua personalità di autrice.
Purtroppo la bravura tecnica questa volta sfiora il manierismo. Ancora una volta la protagonista è
una donna con problemi di comunicazione con gli altri.
È muta, vedova con una figlia, e per convenienza familiare deve sposare uno sconosciuto. Si trasferisce con lui in un’isola sperduta in Nuova Zelanda.
Non le è concesso di suonare il piano, sua unica consolazione.
Ma con l’aiuto di un uomo all’apparenza rozzo, in realtà molto sensibile, il suo desiderio sarà esaudito.
Tra loro nasce un particolare idillio che farà uscire di senno il marito. Dopo colpi di scena degni di un melodramma, il lieto fine è d’obbligo.


Caccia alle farfalle

In programmazione: 03/02/1994

Descrizione

Joseliani ritorna alla bravura di I favoriti della luna con un film che sta a mezza strada tra il proprio stile, quello di Tati e quello di Bu”uel.
La storia è ambientata in Francia.
Ci sono due simpatiche vecchiette che abitano in un grande castello. Durante questa vita ritirata, le due signore vengono a sapere indirettamente tutti i terribili avvenimenti che sconvolgono il mondo.
E, tramite i loro mobili e i loro oggetti preziosi, hanno un ricordo del passato.
Poi la morte attraverserà la casa e degli speculatori immobiliari giapponesi riusciranno a diventare
proprietari della piccola ricchezza delle due signore.
Poesia, un tocco di ironia e grande cinema. Grandi le interpreti.
Presentato alla Mostra di Venezia.


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